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L’alieno

alieno2Loro ci osservano.
Spiano i nostri spostamenti, le nostre attività, le nostre abitudini.
E controllano le nostre menti.
Hanno un qualche potere o una sorta di marchingegno in grado di alterare i nostri ricordi.
Oppure un modo sconosciuto per alterare il paesaggio dall’oggi al domani senza lasciare evidenti punti di sutura nei tessuti che legano le loro creazioni con il resto dell’arredo urbano.
Non si spiega altrimenti la presenza di un feticcio di umanoide, alto oltre due metri e largo uno, atterrato una mattina nel mio tragitto quotidiano che va dalla stazione di Millemondi all’ufficio di lavoro, accompagnato da una targhetta che sostiene che l’opera si intitoli “La Provvidenza” e sia lì da anni.

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Alcuni sostengono che la statua sia lì davvero da tanto, solo che è protetta da un’alta inferriata che non me l’ha mai fatta notare prima, sottintendendo neanche tanto velatamente che sono un po’ rincoglionito.
Ma sono solo menti deboli a cui gli alieni hanno fatto il lavaggio del cervello.

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E’ fantastico avervi a bordo!

The meeting with the expert

– Buongiorno. Come sapete, vi ho convocato per aggiornare il sistema di comunicazione vocale delle stazioni ferroviarie gestite da Trenitalia, nelle sue varie emanazioni. Suppongo che tra voi non vi conosciate: procedo con le presentazioni.
Alberto e Marco, di fronte a me, sono un commerciale e un tecnico di Nuance Italia, ex Loquendo, che si occupano della sintesi vocale che usiamo.
Alla mia sinistra c’è Roberto, responsabile marketing delle nostre stazioni.
Antonella, alla mia destra, è la nostra psicologa di fiducia.

Finiti i convenevoli, l’A.D. si alza e se ne va. Il gruppetto di sconosciuti si scambia occhiate imbarazzate. Per un attimo tutti gli sguardi si rivolgono verso Antonio. L’A.D. non ha dichiarato la sua qualifica e dal suo modo di vestire sembra un usciere. La tacita conclusione è unanime: sarà il solito raccomandato.

Roberto prende in mano la situazione:
– Allora… vi espongo il problema principale. I treni tardano, sono sporchi, affollati… Insomma, non vi sto qui a raccontare tutti i problemi dell’azienda: avrete viaggiato anche voi, no? La domanda è: visto che sono problemi che non possiamo risolvere, come possiamo ridurre l’impatto che ciò ha sui viaggiatori?
Abbiamo pensato che le comunicazioni vocali, così pervasive, possano fare la loro parte.
Antonella ha già fatto alcuni studi in proposito. Vediamo di partire da questi per arrivare alle conclusioni.

Roberto guarda Antonella: segnale di un passaggio di testimone. Antonella racchiude la timidezza in un colpo di tosse e incomincia, andando subito al nocciolo della questione:

– Salve a tutti. Non sto qui a tediarvi con la mia ricerca, che comunque potete trovare nella cartellina che vi abbiamo consegnato. Vi dico solo che ho analizzato tutte le comunicazioni che si sentono nelle nostre stazioni, evidenziando una serie di problematiche. Le modifiche da fare sono molte: andremo per piccoli passi. Partirei… dall’inizio.
Fa una pausa, sperando di suscitare un sorriso. Invano. Altro colpo di tosse e poi riprende.

– In un discorso, scritto o orale che sia, sappiamo che gli incipit sono importanti. Ho pensato che quindi potremmo iniziare la nostra discussione dalle prime parole che accolgono il viaggiatore sul treno. Devono metterlo a suo agio, fargli sentire che nonostante tutto ha fatto bene a scegliere il treno. Io avrei pensato a qualcosa come “E’ fantastico avervi a bordo!” o “Che bello che tu ci sia!”.

Roberto la ferma:

– E’ troppo: verrebbe percepita come una presa in giro. Io mi limiterei ad un “Buongiorno”.

– A soreta.

Tutti si voltano verso Antonio, che con tono serio e fermo ribadisce:

–  A soreta. Ciò che la prima parola deve suscitare è la risposta “A soreta”. O qualunque sia l’equivalente nel vostro dialetto. Il punto non è quale parola volete mettere… “Buongiorno” va benissimo. Ma il tono deve suscitare un “A soreta”. E’ liberatorio: fa bene al cuore.

Gli occhi di Roberto si illuminano e chiede ai rappresentanti dell’azienda che sviluppa la sintesi vocale:

– Si può fare?

– Certo – risponde Alberto – le nostre voci possono supportare singole parole dette con tono emozionale.

Marco, il tecnico, annuisce e, dentro di sé, piange.

MDEU (5/5)

Conclusione di un breve trattato sull’MDEU (Maschio Di Essere Umano), specie che ho avuto modo di studiare in unodei suoi habitat naturali: un treno per pendolari.

In questo trattato abbiamo descritto i Maschi Di Essere Umano, le loro attività principali, il loro accoppiamento e la loro struttura sociale.
La conclusione a cui siamo arrivati è che sia una specie curiosa ma poco interessante e, dal nostro punto di vista, praticamente innocua.
La Terra, il pianeta da essi abitato, ha un suo fascino e potrebbe diventare in futuro un’interessante meta turistica.
Data però la difficoltà che si ha nell’interagire con gli MDEU e la loro innata violenza e, vista la loro scarsa propensione all’autoconservazione, la nostra modesta proposta è di rinviare futuri sbarchi su questo pianeta, in attesa che l’MDEU si estingua (cosa che avverrà a breve) e predominino specie più evolute, come le formiche o le FDEU.

Riferimenti video-bibliografici

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MDEU (4/5)

Crocodylus Pontifex

Quarta parte di un breve trattato sull’MDEU (Maschio Di Essere Umano), specie che ho avuto modo di studiare in uno dei suoi habitat naturali: un treno per pendolari.

La struttura sociale degli MDEU è rigidamente divisa in classi. Ciò è stato un problema ai fini di questo studio: nel treno, dove questo studio si è svolto, non si è mai vista una figura di spicco del branco. Come per l’accoppiamento, anche in quest’ambito si è dovuto procedere per congetture.

Gli MDEU, o perlomeno il branco studiato, sono governati da una minoranza chiamata Chiesa Cattolica. Il mito fondativo di questa elite ruota intorno ad un falegname vissuto duemila anni fa, che predicava la frugalità, il rispetto per tutti e l’uguaglianza tra MDEU; e per questo motivo è stato inchiodato a due legni. Come questo abbia portato all’attuale struttura sociale fortemente gerarchica, scarsamente inclusiva e con esponenti al vertice pieni di Fogli Di Carta, non ci è dato saperlo. Gli MDEU stessi glissano sull’argomento, chiamandolo “Mistero della Fede”.
La Chiesa esercita il suo potere attraverso due figure: i preti e gli onorevoli. Raramente abbiamo avuto modo di osservare i primi: si distinguono dagli altri MDEU per via di un diverso piumaggio, similare a quello dei pinguini. I secondi non li abbiamo potuti osservare affatto, ma dai discorsi degli altri MDEU deduciamo che non indossano alcun vestito per potersi accoppiare in qualunque momento (anche al di fuori dal periodo adatto e anche lontani dalla Riviera Romagnola).

Nella prossima parte: Le conclusioni.

MDEU (3/5)

QuarkTerza parte di un breve trattato sull’MDEU (Maschio Di Essere Umano), specie che ho avuto modo di studiare in uno dei suoi habitat naturali: un treno per pendolari.

L’accoppiamento è presente spesso nelle comunicazioni tra MDEU ma poco nella loro vita reale. Nell’habitat studiato, ad esempio, non abbiamo avuto modo di vedere una femmina di MDEU. Infatti, sebbene a volte in treno abbiamo assistito a scene che potrebbero apparire di corteggiamento, l’oggetto di tali atteggiamenti era un’esemplare di una specie talmente più evoluta da risultare difficile credere che sia il corrispettivo femminile dell’MDEU. Quanto segue, quindi, è frutto di pure congetture derivanti dalle comunicazioni tra esemplari della specie analizzata.

L’MDEU si accoppia esclusivamente nella stagione calda. In quel periodo, come il salmone, l’MDEU compie ardui tragitti recandosi in un luogo votato al corteggiamento. Tale luogo è inospitale, insalubre e non adatto a qualunque altra attività. Gli MDEU lo chiamano Riviera Romagnola.
Il corteggiamento vero e proprio è similare a quello dei pavoni, solo un po’ più rozzo. La femmina si pone sopra un cubo e il maschio si dimena di fronte a lei. Il più prestante o quello con più Fogli Di Carta prevale e ha il diritto di accoppiarsi.
Dopo la procreazione, l’MDEU disconosce i cuccioli ed il loro accudimento è compito esclusivo della femmina. Questo in parte potrebbe spiegare l’assenza di femmine di MDEU in treno.

Nella prossima parte: Organizzazione sociale degli MDEU.

MDEU (2/5)

Star Wars soccer

Seconda parte di un breve trattato sull’MDEU (Maschio Di Essere Umano), specie che ho avuto modo di studiare in uno dei suoi habitat naturali: un treno per pendolari

La seconda attività degli MDEU consiste nel procacciarsi Fogli Di Carta (FDC).
Questi FDC non sono commestibili, sono anti-igientici e non sono neanche belli esteticamente, eppure sembrano avere molta importanza per l’MDEU medio.
L’MDEU occupa molto del suo tempo ad attività finalizzate all’ottenimento di questi Fogli oppure al loro furto. Questi FDC sono anche al centro di molte comunicazioni tra MDEU: come ottenerli, come non cederli a terzi ma paradossalmente anche quanto siano antipatici gli MDEU che ne possiedono tanti.

Dopo le esigenze primarie (non sentirsi stupidi, procacciarsi fogli di carta, mangiare, bere ed andare di corpo) ma ben prima prima di quelle legate alla sopravvivenza della specie, l’MDEU si occupa di qualcosa chiamato “Calcio”.
Il Calcio è il terzo grande mistero del pianeta Terra (il secondo è la Morte ed il primo è la Formula Uno).
Il Calcio consiste nell’osservare ed ammirare una scatola che mostra 22 miliardari che danno calci ad una sfera. Si definiscono miliardari altri maschi che hanno tantissimi FDC: ciò contraddice il punto precedente, ma, come già detto, il Calcio ha un che di insondabile.
Le comunicazioni che vertono sul Calcio sono piene di suoni che non sono ancora riuscito a decifrare, come ad esempio “fuorigioco”, “zona cesarini” o “arbitro cornuto”. Spesso tali comunicazioni sono strettamente legate all’attività primaria, quella di non sembrare stupidi, tendenzialmente tramite l’uso della violenza verbale.
Una minoranza di MDEU, della categoria “homo sinistroide sfigatus” si occupa non di Calcio, bensì di “Politica”. La Politica è u ‘attività similare al Calcio ma senza l’uso di una sfera.

Nella prossima parte: l’accoppiamento dell’MDEU.

MDEU (1/5)

Il Pianeta Verde

La Terra è un pianeta vasto e tollerante. Il che l’ha resa ospitale per le forme di vita più varie. Alcune sono magnifiche e rendono la vita su di esso degna di essere vissuta, altre decisamente meno. Non tanto per motivazioni estetiche, quanto perché i loro comportamenti sono incomprensibili e tendenti al pericoloso.

Una di queste specie è comunemente chiamata Maschio Di Essere Umano (MDEU).
Ho svolto i miei studi in uno dei loro habitat: un treno per pendolari. La postazione, sia pur limitata, ha reso agevole studiarli senza correre il rischio di contatti troppo ravvicinati.
Quello che segue è un breve trattato sui loro strani rituali e i loro curiosi idiomi.

L’attività principale degli MDEU è “non apparire stupidi”. Tale attività li impegna molto più di quelle strettamente legate alla sopravvivenza. Paradossalmente, l’eccessivo applicarsi a questa attività li fa apparire stupidi.

A titolo esemplificativo ma non esaustivo, prendiamo una sottospecie di MDEU: il Maschio di razza Incazzato Invano (homo furens scatsens).
L’homo furens scatsens, per nascondere la sua insicurezza, racconta continuamente di minacce che ha rivolto ad altri suoi simili.
I suoi versi sono facilmente identificabili per i toni usati e perché iniziano tutti con il suono “La prossima volta”. Qualche esempio:

  • La prossima volta lo meno.
  • La prossima volta gli rigo la macchina.
  • La prossima volta mi licenzio.

La coerenza tra quanto dice e quanto fa, per sua fortuna, è risibile. Tale caratteristica è accentuata nell’homo furens scatsens ma è comune a tutti gli MDEU.

Nella prossima parte: le altre due attività principali dell’MDEU (i Fogli Di Carta e il Calcio).

Noi non ci saremo

Apocalisse morbida, by Lorenzo D'Uva

La fine del mondo arriva senza preavviso.

Una persona previdente come me dovrebbe avere un progetto anche per queste occasioni.
Mi immaginavo l’apocalisse con accanto mia moglie e i miei figli, tutti stretti vicini in attesa dell’ineluttabile. O almeno abbracciato ad uno sconosciuto che il caso ha voluto al mio fianco nell’ora in cui si è tutti fratelli.
Supponevo che sarebbe arrivato dopo settimane passate a vedere in televisione un capo di stato che schiuma rabbia o a premere compulsivamente il pulsante per aggiornare una pagina con le ultime notizie.

E invece arriva così, alle 18.03 di un pigro martedì pomeriggio. Forse per opera di Vogon provenienti dallo spazio o di un soldato ubriaco che ha fatto partire un missile.
Penso questo mentre il mio treno è appena partito e il mio vagone è vuoto.
E’ l’ora in cui i pendolari di solito tornano a casa e agosto è ancora troppo in là a venire.

C’è solo una spiegazione logica: sono l’ultimo Uomo sulla Terra.
Sono arrivato leggermente in anticipo, prima degli altri passeggeri. Forse il treno è stato verniciato da un’azienda della Camorra, che per la vernice ha usato qualcosa preso da una discarica abusiva, con chissà quali proprietà che per il più fortuito dei casi mi ha protetto dalla bomba. Sì, una di quelle bombe dei libri di fantascienza (che ora mi pento di non aver mai letto): una bomba che uccide le persone e lascia intatte le infrastrutture.

Ma se è andata così (e sicuramente è andata così), chi sta guidando il treno?
Mi alzo febbrile e vado verso il locomotore. Apro la porta che dà sulla cabina di comando.
I sopravvissuti siamo due.

Lo riconosco. Pochi capelli, alto una mano più di me. Sguardo mai cattivo, mai cordiale.
– Mi scusi…
Sembra più nervoso i me. È attaccato al telefono, non parla, ascolta solo. Rumori indistinti. Sembrano urla.
Con un gesto della mano azzera il volume della mia voce.
Prendo fiato e riprovo:
– Le chiedo scusa ma…
– Zitto, cazzo!
Senza staccare l’orecchio dal telefono mi chiude la porta in faccia.

Trascino i piedi verso un sedile imprecisato. Guardo attraverso il finestrino.
Il Mondo sembra normale, a parte la totale assenza di forme di vita di razza umana.
Il silenzio è una presenza palpabile. Con il passare del tempo prendo confidenza con esso e lo sento scalfito da voci lontane, due vagoni più in là. Corro trascinato dalle orecchie e arrivo alla fonte.
I sopravvissuti siamo quattro.

Si aggiungono due amici, che non parlano italiano e che mi guardano con sgomento.
Arretro. Capisco. Arabi.
Gli arabi hanno invaso il nostro Paese.
Il treno si è fermato ad una stazione ed è salito un altro loro compatriota.
Non è la fine del mondo: solo della mia Nazione. Armi chimiche, suppongo.

Cerco di guadagnarmi l’uscita ma non faccio in tempo: il treno riparte.
Ho un invasore alle spalle e due di fronte. Li prendo di sorpresa: corro e riesco a raggiungere il terzo vagone.
I sopravvissuti siamo tre, di uguale numero con gli invasori.

Nel terzo vagone c’è una ragazza.
È assorta a guardare il suo telefonino ma sembra tranquilla: la sua serenità in parte mi contagia.
È con un tono quasi normale, sia pur scalfito da una gran voglia di piangere, che le chiedo:
– Ti prego. Dimmi che sai cosa è successo!

Lei mi guarda complice. E replica con foga e indignazione, ma senza paura:
– Guarda, uno schifo…  ha segnato l’Uruguay. Mi sa che noi non ci saremo nelle prossime partite del Mondiale.
Mi porge il suo smartphone, il cui schermo annuncia la disgrazia.
Guardo il testo della notizia senza riuscire a distinguere lettere e parole. Le mie mani tremanti le riconsegnano il telefono.

Già. I mondiali di calcio.
Mi volto e guardo di nuovo attraverso il finestrino: vedo il sole, che percorrerà ancora mille stagioni, e il mondo, che per mille secoli almeno ancora percorrerà gli spazi di sempre, in compagnia di questo discendente dalle scimmie, che si suppone sia la forma di vita più evoluta.

Dov’è la vita?

Bella la vita, che viene e va. Ma cos’è la vita?

Un sogno, secondo alcuni, una condanna secondo altri.
E quante sono le vite? Una e poi ci sono Paradiso o Inferno; innumerevoli fino all’ultima reincarnazione; infinite o infinitamente la stessa in un Eterno Ritorno.

E quando inizia? Quando finisce?
Medici, religiosi, filosofi, atei litigano da millenni sull’argomento.

Ma una domanda se la pongono in pochi: dov’è la vita?

Almeno a questa domanda, da oggi so rispondere, grazie ad un foglio scritto a penna con una scrittura femminile e affisso sul finestrino del vagone dove sedevo oggi:

Ho smarrito il mio telefonino rosa, marca Tal Dei Tali, modello Y Super Fescion. Chi lo ritrova, mi chiami al numero xxx xxxxxx. Prometto ricompensa.
Vi prego: c’è dentro tutta la mia vita.