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Diserzione

"Piano ribassato pilot" di Utente:Jollyroger - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 2.5 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Piano_ribassato_pilot.jpg#mediaviewer/File:Piano_ribassato_pilot.jpg
“Piano ribassato pilot” di Utente:Jollyroger – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 2.5 tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Piano_ribassato_pilot.jpg#mediaviewer/File:Piano_ribassato_pilot.jpg

Esistono ancora i regionali. Questa è la prima informazione che acquisisco.
Devo fare una trasferta di sabato per lavoro. Per fortuna è un evento raro e cosi dopo anni riscopro il “piacere” di viaggiare con Trenitalia.

Scopro, non solo che i regionali esistono ancora, ma che sono letteralmente gli stessi, solo più divelti. Anche i bagni sono gli stessi di dieci anni fa e probabilmente è da allora che non vengono puliti.

La fauna mi è già più familiare: usa solo qualche Ei ciò in più, ma è perché mi trovo nei dintorni di Imola.
E anche le dinamiche sono le stesse.

C’è la lavoratrice precaria non capita dai “vecchi” lavoratori con un contratto decente. Ha tutta la mia solidarietà.
C’è quello che si sfonda le orecchie con il telefonino. Buona musica, devo dire, ma che alle sei del mattino non riesco ad apprezzare.
C’è il gruppo delle quattordicenni (cosa ci fanno qui a quest’ora?), che disquisisce su come i propri genitori affrontano l’argomento sesso. Spio i loro discorsi, non più con il voyeurismo di un loro coetaneo ma con i timori di un padre, la cui figlia, Deo gratia, è ancora distante una manciata di anni dall’adolescenza.
E c’è il bigliettaio, che arriva proprio quando stavo riuscendo ad addormentarmi.

Ma pur essendo tutto noto, i volti non li riconosco e le voci men che meno. E io, che sono un abitudinario, provo già nostalgia per il mio trenino Agreste – Millemondi.

 

Questo è l’ultimo post dell’anno. Ci si rivede a gennaio.

E’ fantastico avervi a bordo!

The meeting with the expert

– Buongiorno. Come sapete, vi ho convocato per aggiornare il sistema di comunicazione vocale delle stazioni ferroviarie gestite da Trenitalia, nelle sue varie emanazioni. Suppongo che tra voi non vi conosciate: procedo con le presentazioni.
Alberto e Marco, di fronte a me, sono un commerciale e un tecnico di Nuance Italia, ex Loquendo, che si occupano della sintesi vocale che usiamo.
Alla mia sinistra c’è Roberto, responsabile marketing delle nostre stazioni.
Antonella, alla mia destra, è la nostra psicologa di fiducia.

Finiti i convenevoli, l’A.D. si alza e se ne va. Il gruppetto di sconosciuti si scambia occhiate imbarazzate. Per un attimo tutti gli sguardi si rivolgono verso Antonio. L’A.D. non ha dichiarato la sua qualifica e dal suo modo di vestire sembra un usciere. La tacita conclusione è unanime: sarà il solito raccomandato.

Roberto prende in mano la situazione:
– Allora… vi espongo il problema principale. I treni tardano, sono sporchi, affollati… Insomma, non vi sto qui a raccontare tutti i problemi dell’azienda: avrete viaggiato anche voi, no? La domanda è: visto che sono problemi che non possiamo risolvere, come possiamo ridurre l’impatto che ciò ha sui viaggiatori?
Abbiamo pensato che le comunicazioni vocali, così pervasive, possano fare la loro parte.
Antonella ha già fatto alcuni studi in proposito. Vediamo di partire da questi per arrivare alle conclusioni.

Roberto guarda Antonella: segnale di un passaggio di testimone. Antonella racchiude la timidezza in un colpo di tosse e incomincia, andando subito al nocciolo della questione:

– Salve a tutti. Non sto qui a tediarvi con la mia ricerca, che comunque potete trovare nella cartellina che vi abbiamo consegnato. Vi dico solo che ho analizzato tutte le comunicazioni che si sentono nelle nostre stazioni, evidenziando una serie di problematiche. Le modifiche da fare sono molte: andremo per piccoli passi. Partirei… dall’inizio.
Fa una pausa, sperando di suscitare un sorriso. Invano. Altro colpo di tosse e poi riprende.

– In un discorso, scritto o orale che sia, sappiamo che gli incipit sono importanti. Ho pensato che quindi potremmo iniziare la nostra discussione dalle prime parole che accolgono il viaggiatore sul treno. Devono metterlo a suo agio, fargli sentire che nonostante tutto ha fatto bene a scegliere il treno. Io avrei pensato a qualcosa come “E’ fantastico avervi a bordo!” o “Che bello che tu ci sia!”.

Roberto la ferma:

– E’ troppo: verrebbe percepita come una presa in giro. Io mi limiterei ad un “Buongiorno”.

– A soreta.

Tutti si voltano verso Antonio, che con tono serio e fermo ribadisce:

–  A soreta. Ciò che la prima parola deve suscitare è la risposta “A soreta”. O qualunque sia l’equivalente nel vostro dialetto. Il punto non è quale parola volete mettere… “Buongiorno” va benissimo. Ma il tono deve suscitare un “A soreta”. E’ liberatorio: fa bene al cuore.

Gli occhi di Roberto si illuminano e chiede ai rappresentanti dell’azienda che sviluppa la sintesi vocale:

– Si può fare?

– Certo – risponde Alberto – le nostre voci possono supportare singole parole dette con tono emozionale.

Marco, il tecnico, annuisce e, dentro di sé, piange.

Tocca qui

Fantozzi

Ma che figata! Vieni, guardalo anche tu!
Vieni, frate’! Tocca, tocca qui!
Facciamoci un selfie. Anzi, fammi un video mentre lo tocco!
Dai ché poi lo mettiamo su iutub.Lo voglio fare vedere a tutti e a tutte.s
È uno spettacolo! No, è troppo da orgasmo, Raga.

Io capisco tutto.
Capisco che sono un pendolare viziato, perché la mia tratta non è gestita da Trenitalia. E lo sono ancora di più perché da un po’ di tempo abbiamo i treni nuovi.
Capisco anche che non in tutta Italia le donne delle pulizie fanno cosi bene il loro lavoro.
Capisco tutto questo, davvero, e, pendolari di Trenitalia, avete tutta la mia solidarietà.

Ma, ecco, questo ragazzetto romano, eccitato alla vista di un bagno nuovo e pulito neanche avesse visto la playmate del momento… Ecco, mi sembra un po’ eccessivo.