L’ego di Dio

Dio mi punirà.
Ieri ho passato tutto il pomeriggio al parco giochi, a fissare la figlia del poliziotto.
Non con lussuria, giuro! Io la amo! Ma forse è anche peggio: Dio odia le sdolcinerie.
La guardo mano nella mano con il suo papà e resto lì, fermo, bloccato. Mi tremano le gambe. Ma non riesco a sollevarle, come se una forza oscura li tenesse inchiodate al prato.
Ma io lo so, verrà un giorno in cui lei si volterà, incrocerà il mio sguardo e allora farà lei il primo passo.
Io resterò qui ad aspettarla.

Dio punirà la mia famiglia. La nostra rapina è riuscita. Siamo riusciti a seminare il poliziotto prendendo al volo questo treno, ma ciò non placa i sensi di colpa dentro di me. Cosa stiamo insegnando io e mia moglie ai nostri figli? E che vita possiamo dar loro? Non sappiamo neanche dove è diretto il treno in cui li abbiamo caricati in fretta e in furia.
Ma, che Dio ci perdoni, a volte penso che sia giusto così. Anzi, a volte sento che sia stato proprio Dio a muovere le nostre gambe, a far arrivare il treno proprio al momento giusto, a salvarci. Penso questo, mentre dal finestrino vedo scorrere le immagini di quel verde parco giochi che mi ha visto crescere e che forse non rivedrò mai più. Anche se so che questi pensieri mi faranno bruciare all’inferno.

Che Dio mi punisca pure ma lo devo dire: io lo odio. Odio Dio, odio la mia vita, odio questo treno che mi sembra di guidare da un’eternità. Gli stessi binari, lo stesso tragitto: l’eterno ritorno.
Dov’è il libero arbitrio? Davvero sono libero di alzarmi da questa postazione, scendere da qui e mandare a quel paese questo treno, con tutti i suoi passeggeri e le sue fermate? Io non credo.
Se non l’ho fatto fino ad oggi, non lo farò mai. Io che nella mia vita ho visto cinque deragliamenti eppure sono ancora qui. E anche per questo ti odio, Dio. Ho visto automobili distrutte, strade squarciate e questo treno, questo stesso treno, sventrato. Ho visto frotte di passeggeri morire: dov’era la bontà divina? Dov’era la tua onnipotenza? Perché hai permesso che succedesse o addirittura, perché TU lo hai fatto accadere?

Dio ci punirà tutti. In verità vi dico che il giorno del giudizio è vicino. E noi siamo tutti peccatori.
Guardate quel treno accasciato su se stesso, proprio di fronte a questa mia finestra. Quest’ultimo deragliamento è un monito.
Guardate il macchinista! Ricordate i discorsi che faceva su Dio? E ora eccolo lì: il corpo è ancora sul treno, la testa è tra i binari.
E quella famiglia. Sapevamo tutti che fossero dei ladri. E ora vedete voi stessi che fine fanno i peccatori. Pentiamoci, vi dico!
Guardate questa città: c’è un parco giochi, c’è la stazione dei treni, ci sono le nostre case. Ma non c’è una chiesa, una sola. Non c’è un posto dove rendere grazie a Dio, non c’è un pastore che segua le nostre anime, non c’è un luogo dove inginocchiarsi e chiedere perdono.
Non potrà andare avanti così per molto: pentiamoci, vi dico, o Dio ci punirà tutti.

Dio ci ha puniti. Compagni, amici. Oggi è il giorno del dolore. Tanti di noi hanno perso i propri cari. Qui, in questo bel verde, c’era il nostro bel parco giochi. Qui, proprio qui dove io sto parlando, il nostro poliziotto ha perso sua figlia.
Le nostre case sono distrutte, non c’è neanche più una stazione per poter fuggire via.
Ma dobbiamo essere forti. I nostri padri ci hanno tramandato la storia: sappiamo che ciò è già successo. E ci hanno anche insegnato che quando un dolore così grande investe una comunità, l’unico modo per reagire è restare uniti, rimboccarsi le maniche e ricostruire.
Perché, per Dio!, la ricostruiremo la nostra bella città! Su questo prato verde giuro a voi, a me stesso e ai miei figli che i bambini torneranno a giocare.
Ricostruiremo tutto, pezzo per pezzo, mattoncino per mattoncino.
E vi dirò di più, compagni, non solo ricostruiremo tutto ma faremo anche in modo che ciò non accada più.
Compagni, so che è terribile quanto sto per dirvi, ma dentro di me ho un grido che deve uscire fuori: dobbiamo ribellarci a Dio!
Un Dio che permette ciò è un Dio che non ci ama e che non merita il nostro amore.
Guardate quel predicatore: lui amava Dio più di quanto potremo fare mai noi stessi tutti insieme. Ma ciò non l’ha salvato. Il terremoto lo ha sorpreso alla finestra, dove stava sempre, proprio durante una delle sue tante prediche. E non lo ha risparmiato.
E allora giuro che cacceremo Dio dalla nostra città, come lui ci ha cacciato dall’Eden.
Ma bisogna fare in fretta: vedo che Dio sta tornando. E sento già quella voce, più potente di Dio e più malvagia di Lui, che gli dice: “Su, metti a posto tutti quei mattoncini sparsi per terra, ché è pronto a tavola.”

 

Questo racconto partecipa all’EDS (Esercizio Di Stile) verde della Donna Camel che ha come regole:

  • contenga qualcosa di verde
  • tralasci di dire o spiegare nel dettaglio un mondo o una piccola cosa

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