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Nebbia

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Il treno viaggia immerso nella nebbia. La partenza è lontana e la destinazione non si vede.
Forse il capotreno ha perfettamente chiaro il tragitto, forse il treno si è perso.

Nel 2015 cambieranno tante cose per questo treno: la tratta che percorre ogni giorno probabilmente verrà chiusa per lavori (per due anni? per tre?) e il povero pendolare non sa bene in quali altri fantasiosi modi raggiungerà il proprio luogo di lavoro.
Inoltre il 2014 è stato un anno faticoso per questo treno: più avanzava e meno tempo per scrivere concedeva al pendolare. E meno tempo concedeva, meno voglia aveva il pendolare di scrivere.

Il pendolare viaggia immerso nella nebbia. Non sa bene cosa riserverà il 2015 al treno, a sé stesso e a questo blog.
Per il momento, nel dubbio, il pendolare, che poi sarei io, ha deciso di mettere questo blog in pausa.

Forse tornerò su questi binari tra pochi giorni: come minimo mi piacerebbe lasciare qualche piccolo regalo ai lettori più affezionati.
Forse non tornerò più e ci si rivedrà su altri percorsi, su altri binari.

Sono contento di quello che questo blog è stato: un passatempo divertente, un modo per coltivare ed ampliare una delle mie passioni principali (la scrittura: i treni sono solo una scusa) ma soprattutto un pretesto per conoscere gente meravigliosa.

A questi ultimi va soprattutto il mio ringraziamento ed i miei saluti (sapete chi siete): mi mancherete. Non è vero, non mi mancherete: non ci perderemo di vista.

E un ultimo grazie a te che stai leggendo. Ci si rivedrà quando la nebbia si sarà diradata: nonostante tutto, sono un siciliano che viene dal mare; non mi abituerò mai alla nebbia.

Diserzione

"Piano ribassato pilot" di Utente:Jollyroger - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 2.5 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Piano_ribassato_pilot.jpg#mediaviewer/File:Piano_ribassato_pilot.jpg
“Piano ribassato pilot” di Utente:Jollyroger – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 2.5 tramite Wikimedia Commons – http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Piano_ribassato_pilot.jpg#mediaviewer/File:Piano_ribassato_pilot.jpg

Esistono ancora i regionali. Questa è la prima informazione che acquisisco.
Devo fare una trasferta di sabato per lavoro. Per fortuna è un evento raro e cosi dopo anni riscopro il “piacere” di viaggiare con Trenitalia.

Scopro, non solo che i regionali esistono ancora, ma che sono letteralmente gli stessi, solo più divelti. Anche i bagni sono gli stessi di dieci anni fa e probabilmente è da allora che non vengono puliti.

La fauna mi è già più familiare: usa solo qualche Ei ciò in più, ma è perché mi trovo nei dintorni di Imola.
E anche le dinamiche sono le stesse.

C’è la lavoratrice precaria non capita dai “vecchi” lavoratori con un contratto decente. Ha tutta la mia solidarietà.
C’è quello che si sfonda le orecchie con il telefonino. Buona musica, devo dire, ma che alle sei del mattino non riesco ad apprezzare.
C’è il gruppo delle quattordicenni (cosa ci fanno qui a quest’ora?), che disquisisce su come i propri genitori affrontano l’argomento sesso. Spio i loro discorsi, non più con il voyeurismo di un loro coetaneo ma con i timori di un padre, la cui figlia, Deo gratia, è ancora distante una manciata di anni dall’adolescenza.
E c’è il bigliettaio, che arriva proprio quando stavo riuscendo ad addormentarmi.

Ma pur essendo tutto noto, i volti non li riconosco e le voci men che meno. E io, che sono un abitudinario, provo già nostalgia per il mio trenino Agreste – Millemondi.

 

Questo è l’ultimo post dell’anno. Ci si rivede a gennaio.

Apparenze

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Sorriso aperto, mani callose, mangia rumorosamente.
E’ anziano ma sembra che sia la prima volta nella sua vita che compie un lungo viaggio.
Ha un borsone gigante e, a quanto sembra, pesantissimo, dal quale continua ad attingere cibo e bevande.
Il cibo è composto da salami e prosciutti, che continua ad affettare con un lungo coltello da cucina, e da pane, nel quale inserisce gli affettati per poi mangiare a grandi bocconi. Le bevande sono quasi esclusivamente bottiglie di vino, bottiglie di vetro, che continua a versarsi in bicchieri di vetro. Una vera cucina ambulante.

Lettore CD portatile, vecchio disco degli Articolo 31, capelli gellati.
Sta soffrendo terribilmente il freddo con la sua maglietta attillata ma resiste stoicamente. Soffre palesemente l’attesa: mancano ancora almeno 10 ore prima di arrivare a destinazione. Ha accanto uno zaino con scritto Go to the action. C’è da chiedersi se l’ha comprato perché gli piaceva quest’inno al dinamismo o se semplicemente faceva figo. Cerca di ingannare il tempo ammirando ciò che trasmette il finestrino. Non riuscirà nel suo intento.

Camicia ben messa, occhiali, sguardo assente. Sembra essere espertissimo dei treni e dispensa consigli con gentilezza. Se non fosse che è troppo grande, lo si potrebbe definire un nerd, ma visto che è grande definiamolo pure un impiegato. L’unico libro che si è postato dietro è quello con gli orari di tutti i treni d’Italia. Non lo ha salvato dalla noia e così anche lui cerca riparo nel finestrino.

Maglietta con scritto Peace e il simbolo Fatelamorenonfatelaguerra. Ha passato tutta l’attesa dell’arrivo del treno a guardare con sdegno una persona che aveva accanto, con zaino in mimetica e borsone con scritto “Destinazione: Herat, Afghanistan”. E’ immerso nel suo libro, che finirà molto prima di arrivare a destinazione. In realtà il libro è un paravento da dove può osservare e giudicare la strana combriccola che il caso ha voluto riunire in quello scompartimento.

A poco a poco lo scompartimento si svuota.
Prima l’impiegato prende su il suo zaino, perché in realtà Go to the action scopro che è suo.
Dopo il campagnolo prende la sua cucina, insieme al ragazzo gellato, che scoprono di essere padre e figlio.
Il pacifista saccente resta solo: è contento perché potrà scrivere sul suo blog un post su quanto siano fasulle le apparenze.


Ho trovato un tesoro di miei vecchi scritti.
Questo è del giugno 2006 ed è ambientato nel vagone di un treno a lunga percorrenza, quando ancora esistevano.
Tre anni prima di diventare pendolare, sei prima di creare questo blog.
Ma direi che gli ingredienti c’erano già tutti.

Meraviglioso

Sono le 7 del mattino e ho appena fatto una scoperta straordinaria.

Ero in stazione in attesa del treno e stavo fissando un punto imprecisato dell’Infinito.

Non è mia abitudine fissare punti imprecisati dell’Infinito ma oggi sono ancora preda del sonno e non ho la forza di ingannare l’attesa leggendo (tra l’altro l’attesa è furbissima ed è molto difficile ingannarla).

Il suono della campanella che preannuncia il treno mi strappa dai deliri metafisici e il punto imprecisato viene lentamente messo a fuoco e identificato.

E’ un bullone che tiene fissa una traversina dei binari alla sua base di cemento.

Accanto c’è un altro bullone, di un’altra traversina, per un’altra base. Poi un’altra. E un’altra. E un’altra. E un’altra. E poi invece c’è una base di legno, in corrispondenza della giuntura di due blocchi diversi di binari.

Le mie scarse nozioni di meccanica mi fanno supporre che il legno permetta una maggiore tolleranza a dilatazioni e restringimenti del ferro in corrispondenza della giuntura, che è ovviamente un punto delicato del sistema.

La scoperta straordinaria è che i bulloni tra loro non sono allineati: ciò vuol dire che non sono stati messi lì da una macchina ma da un essere umano. Un omino che, una ad una, ha fissato le traversine da Agreste a Millemondi e da lì a Novi Ligure, Rovereto, Capo Rizzuto. E un altro omino ha fabbricato le basi di cemento. E un altro le basi di legno. E un altro omino ancora ha pensato che lì era il caso di mettere le basi di legno e là quelle di cemento.

Un esercito di omini ha coperto tutto lo Stivale con questo reticolo di ferro, cemento e legno. E un altro esercito di omini ci ha messo sopra dei treni. E un altro esercito ancora li ha fatti andare avanti indietro.

Tutto questo in Italia.

Nonostante le migliaia di disservizi, i mille malfunzionamenti, le milioni di imprecazioni, già solo il fatto che questo reticolo vada avanti, giorno dopo giorno, per me, ha del miracoloso e mi commuove.

Ehi, grazie, omini!


Comunicazione di servizio: Domenica 7 luglio dalle ore 15 alle 22, al Bagno Diana di Marina Romea (RA) ci sarà l’inaugurazione di LibrArsi Edizioni. Sono degli amici, sono dei sognatori e sono bravi. All’inaugurazione dovevo essere presente anch’io ma purtroppo per motivi personali tirerò il pacco all’ultimo momento :(. Maggiori informazioni sull’evento.

Tempo

E’ come se noi tutti fossimo rinchiusi in un vagone che corre a velocità folle senza una meta ben precisa; suo unico scopo è viaggiare sempre più veloce; i binari sui quali corre sono il sistema sociale nel quale viviamo.
— Almamegretta, Tempo

E’ mattina presto, c’è un freddo che poco si addice a questo mese dell’anno e il piazzale è pieno di persone che ingannano l’attesa tossendosi in faccia a vicenda.

L’altoparlante della stazione annuncia che nella piazza esterna c’è un autobus in partenza, in rinforzo al treno che sta per arrivare. Che tradotto in italiano vuol dire: “State calmi, il treno arriva, non è che non arriva. E se vi siete sempre chiesti come sono gli ultimi attimi di vita degli animali portati al macello, grazie ad esso potrete vivere l’esperienza in prima persona. I fessi e i masochisti restino lì allegramente ad aspettare il treno. Chi ha un orario di lavoro rigido, aspetti pure ma meno allegramente. I privilegiati corrano a prendere l’autobus prima che sia troppo tardi.”

Io solitamente appartengo alla prima schiera, ma stamattina no. Ho freddo, ho dormito da cani e sono di pessimo umore. Lo so che l’autobus dovrà affrontare i mille semafori che Millemondi sa regalarci, lo so che arriverò a lavoro ad un orario indecente e so anche che avevo promesso ai treni e a me stesso che non li avrei più traditi. Ma sinceramente chissene.

Salgo sull’autobus e insieme a me ci sono una nonnetta che sembra in vacanza; due ragazze che hanno finito l’anno scolastico ma non hanno perso l’abitudine di marinarla; e l’autista. Basta. E le ragazze non sono neanche rumorose.

Mi siedo, indeciso se leggere o sonnecchiare, e mi sento come se anch’io stessi facendo fuga, come se stessi svuotando un barattolo di Nutella nel pieno di una dieta, come un cassintegrato che fa la pazzia di andare in vacanza alle Maldive.
E mi rendo conto che il lusso non si misura in soldi: i soldi sono solo un mezzo. Il vero lusso si misura in tempo.

E siamo in tanti, in tantissimi, ad essere mendicanti.

La prima vera primavera

Esco dal treno e sono felice.

Il treno mi ha appena riportato alla stazione di Agreste, la mia fermata.
Le porte si aprono e io scendo: è ancora giorno, è quasi casa, è quasi amore.

Il tepore di un sole ancora alto scalda la mia pelle e la riempie di gioia.
Il treno, anche se in ritardo, è arrivato.
La primavera è più in ritardo del treno ma lasciatemi illudere che sia arrivata anche quella.

Ma non è il sole a rendermi felice. Non i suoi raggi, non la sua luce.
Non è neanche il profumo dei fiori del vicino parco giochi. Non i loro colori che finalmente scalfiscono grigio e nebbia.
Non il canto degli uccelli, che sembra un inno alla vita.

E’ tutto questo insieme e un’altra cosa ancora.
E’ il sorriso di mia moglie e dei miei due figli, che hanno approfittato della bella giornata per andare al parco giochi e farmi una sorpresa.

E’ la loro felicità nel rivedere me e la primavera.
La quarta primavera di mia figlia e la prima di mio figlio.

Buon compleanno, cucciolo.

Si chiude

Rifletto su questa scelta da un po’.

Questo blog ha 8 mesi, quasi il tempo di una gravidanza.

Mi ha dato non pochi piaceri: mi ha fatto conoscere ottime persone, mi ha fatto divertire, mi ha fatto tornare la voglia di scrivere, che era lì sopita da anni.

Ma da un po’ di tempo mi sembra di scrivere senza nessuna voglia: quasi per obbligo. E questo non mi piace. In più gli ultimi risultati elettorali mi hanno gettato in uno stato depressivo che mi ha fatto passare ogni voglia di scrivere.

Il filone “pendolare” si è esaurito.

Forse troverò altri filone. Fino ad allora si chiude.

Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi fino ad oggi.

Ci rivedremo in qualche altra stazione.

Pesce d’aprile! :p

Intervista pendolante

giovannisenilePendolante ha avuto la bontà di intervistarmi (e di prodigarsi in complimenti senza neanche un caffè in cambio).

Si parla della vita, l’universo e tutto quanto. del mio pseudonimo e di questo blog, di treni e di pendolari, di libri e di gruppi musicali.

Per chi fosse interessato, l’intervista è su blog di Pendolante: fateci un salto, se non altro perché è un blog che merita.